Dal MoVimento 5 stelle al centrodestra, quando nel simbolo c’è il nome del presidente

Mentre Giuseppe Conte deve arrendersi al fatto che non ci sarà il suo nome nel simbolo della lista che concorrerà alle prossime politiche del 25 settembre per il MoVimento 5 stelle, il Cavaliere Silvio Berlusconi presenta sui social, e per gli elettori della circoscrizione estero, il logo unitario del centrodestra, in cui invece ci sono i cognomi dei tre leader (con Salvini in testa e Meloni a chiudere la fila)

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Il capo politico del MoVimento 5 stelle, Giuseppe Conte – lettoquotidiano.it

Da Azione di Carlo Calenda a Impegno Civico di Luigi Di Maio, passando per Italia Viva di Matteo Renzi, chi personalizza la politica (e la campagna elettorale) e chi non lo fa: il Partito Democratico su tutti

Per Conte niente nome nel simbolo del M5s, per il centrodestra ci sono tutti e tre

Non sono fatti della stessa pasta Giuseppe Conte, Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Se tutti e quattro si possono dire responsabili della caduta del governo dell’ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi (e comunque non lo fanno, dire che sono responsabili s’intende), destini diversi e non incrociati sembrano dividerli in tutto il resto, anche per quanto riguarda il simbolo con cui si presenteranno alle prossime politiche del 25 settembre.

Mentre nel MoVimento 5 stelle continua la diaspora (l’ultimo abbandono della nave è quello della vicepresidente del Copasir, Federica Dieni), salutata con la solita ironia dal fondatore Beppe Grillo che appella, ancora una volta, i fuoriusciti come degli zombie (ma stavolta ci mette anche i santini con le facce trasfigurate a corredo), la lotta interna tra il capo politico ed ex premier e il comico genovese si sposta su due terreni: quello dei candidati da presentare entro il 22 agosto in Corte d’appello, e quello del nome nel simbolo da presentare, appunto.

Che al momento sta vincendo Grillo. Per quanto riguarda chi ci sarà e chi no come capolista ci sarà ancora da discutere perché da una parte c’è la volontà di chiedere direttamente agli iscritti, le classiche parlamentarie, dall’altra Conte vorrebbe mettere alcuni dei suoi. Sul nome, invece, c’è poco da dire, ancora.

Perché non ci sarà. A Beppe non piace personalizzare la politica e la campagna elettorale, e nonostante quello dell’Avvocato del popolo possa fare da traino per molti elettori (presunti o non) pentastellati non è una motivazione sufficiente per cambiare.

Il centrodestra, dal canto suo, invece, non ha nessun problema nel metterci la faccia. Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sono partiti quasi personali, il primo e l’ultimo soprattutto, e i leader non ci pensano minimamente a correre senza far sapere che sono loro i candidati alla carica di presidente del Consiglio – questo in realtà crea anche dei fraintendimenti, perché comunque i votanti non eleggono direttamente il capo del governo, ma sono chiamati solo a esprimere la propria preferenza sui parlamentari, i quali hanno poi il compito di votare la fiducia all’esecutivo.

Berlusconi Meloni Salvini
Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, Giorgia Meloni, numero uno di Fratelli d’Italia, e Matteo Salvini, segretario della Lega – lettoquotidiano.it

Anche nel simbolo della coalizione che verrà presentata ci sono tutti e tre, e a svelarlo è stato lo stesso Cavaliere sui social, che si rivolge direttamente ai “sei milioni di italiani che vivono all’estero. Siamo stati noi a istituire il Ministero per gli italiani nel mondo, abbiamo consentito loro di votare per eleggere i loro rappresentanti nel Parlamento italiano. Anche a queste elezioni politiche potete votare – già nei prossimi giorni – la lista unitaria del Centro Destra che porta i nomi mio, di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini“, ha scritto su Instagram l’ex premier azzurro.

Il simbolo richiama i colori dell’Italia: il verde è del numero uno della Lega, lo sfondo bianco ma la scritta in azzurro per il redivivo Berlusconi e il rosso per la probabile prima presidente del Consiglio donna (sondaggi alla mano).

Il nome nel simbolo: come si comportano gli altri (più grandi) partiti

Entro il 14 agosto chi intende presentarsi alle elezioni per rinnovare il Parlamento deve presentare il logo elettorale, che si tratti di una coalizione, che si tratti di un singolo partito. Nonostante ci sia ancora del tempo (non troppo in effetti), molti schieramenti hanno già scelto quale sarà la veste grafica con cui adorneranno la scheda elettorale del 25 settembre. E quindi c’è chi ha preferito evitare personalismi, chi invece, in virtù di un nome forte da spendere, ha aggiunto il cognome.

Il Partito Democratico, che proprio in queste ore ha trovato un accordo con Azione/+Europa di Carlo Calenda ed Emma Bonino, ha deciso anche in linea con il passato di non mettere il nome di Enrico Letta in avanti.

Quanto agli alleati, il partito dell’ex candidato sindaco di Roma ha sempre avuto stampato il cognome di Calenda e probabilmente così rimarrà anche per le politiche. Il simbolo di +Europa sarà spogliato di qualsiasi possibile candidato (probabilmente), ma la sua vicinanza ai temi Lgbtiqi+ sarà per ben visibile grazie ai colori della bandiera arcobaleno.

Di Italia Viva di Matteo Renzi ancora non si sa come sarà il logo: vista la propensione a personalizzare ogni consultazione elettorale (referendum costituzionale del 2016 su tutte), il fiorentino ed ex segretario dem potrebbe scegliere di mettere il suo nome anche nei fogli per le urne, ma potrebbe anche non essere così.

Sinistra Italiana ed Europa Verde hanno già presentato il simbolo e hanno optato più per le tinte verdi (ovvio) e rosse che per i nomi dei candidati. Anche Impegno Civico di Luigi Di Maio ha dato importanza ai colori (blu, arancione e un’ape rosa), ma ha anche messo in primo piano il cognome del leader che punta al seggio in aula.

All’appello mancano solo Articolo 1 e ItalExit di Gianluigi Paragone, tra i possibili grandi partiti. Se sul primo non possiamo fare previsioni, il secondo quasi sicuramente sceglierà di inserire il nome dell’ex senatore dei Cinque Stelle per dirsi ufficialmente dentro alla lotta per un posto tra Montecitorio e Palazzo Madama.

Per il resto si devono solo aspettare dodici giorni. A tenerci compagnia ci sarà la campagna elettorale, entrata nel vivo dal giorno stesso in cui il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha sciolto le Camere, con o senza loghi. Con o senza cognomi importanti.