Salvini sogna il Viminale, ma da FdI frenano alla sua candidatura

Dalla stazione centrale di Milano al palco della festa della Lega a Cervia, non passando per Milano Marittima e per il Papeete, Matteo Salvini punta il Viminale. Ma non è tempo ancora, secondo alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, per parlare di ministri: lo si farà quando si è sicuri di aver vinto

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Il leader della Lega ed ex ministro degli Interni del governo Conte 1, Matteo Salvini – lettoquotidiano.it

Dal canto suo, però, il leader della Lega sta studiando con coscienza come arrivare comunque a riprendersi il posto di ministro degli Interni, e non manca di sottolineare come siano aumentati gli sbarchi di immigrati dal 2019 a oggi.

L’evoluzione di Salvini: niente più Papeete ma ancora con lo sguardo proteso al Viminale

C’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui Matteo Salvini aveva tutto. Era il vicepresidente del Consiglio (e poteva permettersi di fare la voce grossa con gli allora alleati del MoVimento 5 stelle nel governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte), aveva conquistato il posto tanto sognato da ministro degli Interni, la Lega, il suo partito, viaggiava a percentuali mai viste prime (di lui, e con lui). Poi qualcosa è andato storto.

Una mossa troppo azzardata, nel primo sabato di agosto del 2019, da Milano Marittima, al Papeete Beach dell’amico (ed eurodeputato del Carroccio) Massimo Casanova, ha fatto crollare tutto: anche la sua stessa credibilità.

I “pieni poteri” invocati a torso nudo, con il mojito in una mano e il telefono a scattarsi i selfie nell’altra, gli si sono ritorti contro. Per lui, ora, non c’è più spazio alla consolle e, forse, nonostante i tentativi di ripulirsi l’immagine e tornare essere il capo del partito più votato, anche al Viminale qualcuno potrebbe sbarrargli la strada.

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Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, Giorgia Meloni, numero uno di Fratelli d’Italia, e Matteo Salvini – lettoquotidiano.it

Andiamo con ordine. Sabato 30 luglio, il numero uno della Lega, a margine di un evento alla stazione centrale della sua Milano, ha iniziato ad alzare l’asticella. Non solo gli elettori del centrodestra dovranno sapere chi diventerà il presidente del Consiglio qualora si vincesse, ma devono essere anche consapevoli di chi si siederà insieme a lui (molto più probabilmente una lei, dato che il primo partito, della coalizione e non, è Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni) a Palazzo Chigi.

Non servono, chiaramente, tutti quanti i nomi dei possibili (e probabili) ministri, solo di quelli più importanti, uno fra tutti quello degli Interni. E Matteo, in maniera piuttosto velata, ha fatto capire che, se le cose dovessero rimanere così anche dopo lo spoglio delle schede elettorali del 25 settembre, punta proprio a tornare al Viminale.

D’altronde non l’ha mai nascosto, il suo sogno. E anche ieri, dal palco della festa del partito in Emilia-Romagna, a Cervia, a cui ha partecipato senza finire nelle sabbie mobili della riviera romagnola, ha ribadito quali sono le priorità: “A luglio abbiamo superato il numero di sbarchi di tutto il 2019. Non vedo l’ora che in questo Paese si torni a controllare i confini”.

Condivisibili o meno le dichiarazioni, c’è chi non ha apprezzato questo suo mettere le mani avanti. Uno perché ancora non si è vinto, due perché c’è da parlarne con gli alleati. Sono proprio loro, infatti, nello specifico gli esponenti di punta di FdI, che hanno frenato le mire del Capitano.

Di ministri parleremo se e quando alzeremo la coppa”, ha detto Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera. Gli ha fatto da eco Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato: “Questo dibattito è meglio non farlo in pubblico. Ne discuteremo fra di noi”. Insomma: cautela e poi si vedrà.

Salvini si difende: “Putin non c’entra niente con la caduta del governo Draghi. La colpa è dei Cinque stelle”

Non solo di ministri si occuperanno gli alleati del centrodestra. Nei tavoli di FdI, Lega e Forza Italia di Silvio Berlusconi ci sarà da parlare dei collegi uninominali (221 su 600, quindi più di un terzo del totale), e del programma con cui si vuole sbaragliare la concorrenza del centrosinistra (ancora incagliato su come e con chi presentarsi alle politiche).

Il Cavaliere ha parlato di pensioni, per esempio: l’idea è quella di puntare ancora su una versione rivista di Quota 100, Quota 41 si chiamerà, per scongiurare la legge Fornero. Ma c’è anche l’Iva, il reddito di cittadinanza, la scuola nell’agenda Salvini.

Bisogna azzerare l’Iva sui beni di prima necessità: serve un miliardo da prelevare dalla spesa per un reddito di cittadinanza che non funziona. E sulla scuola faremo l’opposto di quello che sostiene Calenda: vogliamo più istituti tecnici collegati con il mondo del lavoro”, ha sentenziato ancora.

Quanto poi alla patrimoniale di cui ha accennato il leader del Partito Democratico, Enrico Letta, se già non fosse stato chiaro quando, assieme a tanti altri, ha gioito perché non è riuscito a passare l’emendamento alla legge di bilancio in cui era contenuta, voluto da Matteo Orfini e Nicola Fratoianni, il numero uno della Lega ha detto che “parlare di nuove tasse è da incoscienti”, e loro faranno l’esatto contrario di quello che propone il segretario dem.

Oltre alle promesse, Salvini si è anche dovuto difendere dagli attacchi. Queste elezioni, lo ribadiamo, arrivano prima della fine della legislatura, e sono state volute da tutti quei partiti che il 20 luglio, nonostante il governo di unità nazionale (a cui non partecipava solo Meloni) presieduto da Mario Draghi, non gli hanno votato la fiducia. E il Carroccio, così come Forza Italia e MoVimento 5 stelle, ne fanno parte.

Il governo non è caduto per colpa di Salvini – ha premesso Salvini, che piuttosto spesso parla di sé in terza persona – o di Putin, ma per l’incapacità dei Cinque Stelle”. La posizione del presidente e oligarca russo, ha ribadito ancora, nella caduta dell’esecutivo non c’entra assolutamente nulla, sono “solo fesserie”.