Kosovo, alta tensione con la Serbia per le targhe: si teme lo scontro armato

La travagliata storia dell’indipendenza del Kosovo (dalla Serbia) è iniziata nel 1998, ma ancora non è finita. Perché i serbi, presenti nella regione, una minoranza rispetto alla popolazione albanese, non hanno accettato le misure del governo di Pristina di vietare la circolazione di documenti di identità e targhe serbe a partire da oggi

Kosovo
La polizia del Kosovo blocca le strade ai manifestanti serbi – lettoquotidiano.it

Non è solo un pretesto, questo, ma potrebbe essere la miccia per riaccendere uno scontro armato tra i due Paesi della penisola balcanica, con la Nato pronta a intervenire.

Kosovo, la storia della regione balcanica tra indipendenza dalla Serbia e il non riconoscimento (da parte sempre dei serbi)

La penisola balcanica è sempre stata una polveriera pronta a esplodere. Lo è stata nei primi decenni del ‘900, quando il nazionalismo dilagante in Europa aveva fatto svegliare le diverse etnie presenti per chiedere (e poi ottenere) l’indipendenza da un impero ottomano quasi in via di dissoluzione. Ma lo è stata anche dopo, quando tutti i popoli erano riuniti sotto la stessa bandiera, quella della Jugoslavia del maresciallo comunista Josip Broz, Tito.

Dalla dissoluzione di quella repubblica federale, avvenuta dopo la morte dell’ex partigiano e dopo la caduta del muro di Berlino e quindi la fine dell’Unione sovietica, sono nati sette diversi stati: la Bosnia ed Erzogovina, con capitale Sarajevo, la Croazia con capitale Zagabria, la Macedonia del Nord con capitale Skopje, il Montenegro (Podgorica), la Serbia (Belgrado), la Slovenia (Lubiana) e per ultimo il Kosovo, con capitale Pristina.

Non per tutti si è trattato di un processo semplice, anzi. C’è chi ha lottato (e ancora lotta) per riconoscersi come Stato indipendente, specialmente i kosovari. La regione, a differenza delle altre della zona, non è abitata da popolazioni slave (come i serbi, per esempio), ma da popoli illirici, motivo per cui, anche quando faceva parte della Jugoslavia, mantenne una certa autonomia amministrativa e culturale.

La particolarità del Kosovo, però, è un’altra: la Repubblica, abitata per lo più da albanesi, è nata a seguito di una guerra con la Serbia del 1998, conclusa con l’intervento della Nato e diverse migliaia di civili morti, e si è autoproclamata indipendente solo il 17 febbraio del 2008. Non tutti, però, hanno riconosciuto la sua indipendenza (l’Italia sì): sono solo 98 gli stati membri dell’Onu sui 193 totali ad averlo fatto. E tra quelli che, invece, non riconoscono il Kosovo ci sono la Serbia – ovviamente –, ma anche la Cina e la Russia.

Da allora, ci sono stati dei passi avanti: nel 2009, con una risoluzione preparata dai serbi e dell’Unione europea, si è aperta la strada dei negoziati tra Belgrado e Pristina, e nel 2013 si è firmato un accordo per la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi, con la Serbia che riconosce l’estensione dell’autorità del Kosovo anche nella zona nord, a maggioranza di popolazione serba, smantellandone le istituzioni parallele ma in cambio di un’autonomia non territoriale di alcuni comuni.

Kosovo, si riaccende la tensione con la Serbia: si teme lo scontro armato

Questo è quanto successo fino a ora, perché un nuovo capitolo della tensione tra Kosovo e Serbia si sta iniziando a scrivere. Oggi doveva entrare in vigore una nuova misura, voluta dal governo di Pristina, sul divieto di circolazione di documenti d’identità e di targhe serbi. Si è deciso di rimandarla di un mese, ma il problema resta perché ha creato molte proteste negli ultimi giorni.

Centinaia di persone di etnia serba, infatti, hanno parcheggiato camion e altri mezzi vicino ai due principali passaggi di confine tra i due stati, obbligando la polizia a chiuderli. Oltre a questo, secondo quanto ha detto il presidente kosovaro, Albin Kurti, alcuni gruppi di fuorilegge serbi hanno anche sparato contro le forze dell’ordine (al momento non ci sono feriti).

Kurti
Il primo ministro del Kosovo, Albin Kurti – lettoquotidiano.it

La situazione risulta ancora più grave perché, stando a quanto riferiscono i media serbi, circa 200 albanesi si sono radunati sul lato albanese del ponte di Kosovska Mitrovica, che collega il nord al sud. Aleksandar Vucic, presidente della Serbia, ha detto le cose non sono mai state così complesse e difficili.

Nel discorso alla nazione, Vucic ha anche detto che se i serbi continuassero a essere minacciati, sarà il suo Paese a uscirne vittorioso. E infatti ha coperto il Kosovo con una bandiera serba. Ma questo non è scontato, perché la Nato non è mai andata via dal territorio conteso, e anche perché l’esercito del Kosovo è attenzionato dagli Stati Uniti. Per contro di una Serbia che gode dell’appoggio della Russia.

A tal proposito è arrivata sia la nota stampa della missione internazionale Kfor sotto la guida della Nato che ha scritto che si “sta monitorando da vicino la situazione, che rimane in generale tesa nei comuni settentrionali del Kosovo, ed è pronta a intervenire se la stabilità fosse messa a repentaglio”.

Ma anche le dichiarazioni della portavoce del ministro degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha accusato Kurti di aver provocato le ultime tensioni: “È un altro passo verso l’espulsione della popolazione serba dal Kosovo, e la rimozione delle istituzioni serbe che assicurano la protezioni e i diritti dei residenti serbi”, ha detto.

In questa lunga estate, quindi, c’è da buttare un occhio anche alla penisola balcanica, perché non si trasformi nell’ennesimo teatro di due guerra in un mondo che non ne può più di soffrire.