Strage di prigionieri di guerra, Russia e Ucraina si rimbalzano le colpe

La guerra tra Russia e Ucraina va avanti con continue scorrettezze, ribaltamenti e situazioni in bilico, ma purtroppo sempre all’insegna della barbarie. Anche la strage di prigionieri di guerra ucraini avvenuta a Olenivka va in questa direzione e i contorni restano poco chiari. Di certo c’è che il rimpallo delle colpe continua e non è più accettabile.

Zelensky
Volodymyr Zelenski in uno frame serale – lettoquotidiano.it

Il conflitto tra Russia e Ucraina va avanti anche all’insegna dell’incertezza e tutto ciò che ne deriva. Ma soprattutto con colpe, dubbi, stragi e morti di cui nessuno vuole prendersi la responsabilità, ma purtroppo rientrano nei conteggi freddi e barbari della guerra, che è comunque senza senso. L’ultima di queste stragi e di cui dobbiamo darvi conto è quella a Olenivka, in cui decine di prigionieri di guerra ucraini sono morti e non c’è ancora una motivazione ben precisa. Passiamo in rassegna la fase del conflitto, le ipotesi su quanto accaduto e le ripercussioni, anche a livello internazionale.

Guerra tra Russia e Ucraina, lo stato del conflitto tra la barbarie senza fine

La guerra è definita come “conflitto aperto e dichiarato fra due o più stati, o in genere fra gruppi organizzati, etnici, sociali, religiosi, o altri nella sua forma estrema e cruenta, quando cioè si sia fatto ricorso alle armi“. E oggi vogliamo soffermarci inizialmente sugli aggettivi “estrema” e “cruenta”, perché comunque il conflitto tra Russia e Ucraina li rispecchia totalmente.

E non va bene così, perché dal 24 febbraio, data in cui ufficialmente tutto è iniziato, ma di cui comunque gli antefatti erano evidenti da tempo alle parti in causa e che a tutto questo hanno portato. Ma ormai è inutile versare lacrime di coccodrillo e inginocchiarsi disperati davanti al vaso di Pandora ormai ribaltato, ma conta guardare oltre e tentare di bloccare quanto sta succedendo. E fino ad oggi tutti i tentativi di farlo da parte di chi sta intorno (e ne subisce anche le conseguenze) sono stati vani.

Putin
Vladimir Putin, presidente della Federazione russa – lettoquotidiano.it

Ma torniamo agli ultimi giorni per analizzare lo stato di una guerra che lampo non è stata e che comunque non si concluderà in tempi brevi, e ve lo scriviamo a capo chino e con la tristezza che cammina tra le dita. E l’avevano detto in tempi non sospetti sia dalla Francia che dall’Inghilterra: la previsione era quella lì ed è, ahinoi, confermata dai fatti.

Il punto è che una guerra nata a est, e che interessa tutta l’Europa e il mondo, sarà presto questione di tutto il Mediterraneo, se non lo è già. Come una macchia d’olio che man mano si espande uniformamente e lentamente, fino a sporcare tutto e tutti. E ci riferiamo anche alla questione dell’export di grano e materie prime.

Infatti, negli scorsi giorni è arrivata una stretta di mano cruciale, quella tra Russia e Ucraina, affinché quest’ultima possa tornare a esportare questa materia prima in Turchia. Un accordo per cui spingeva la stessa Turchia (con il fiato sospeso) e con le Nazioni Unite affacciate dal balcone. E non è un’inezia, visto che, se non fosse arrivato l’ok, sarebbe potuta iniziare una crisi alimentare globale. Non una cosetta da nulla.

E comunque, anche ora, ci sono diversi dubbi sul fatto che la Russia rispetti davvero gli accordi. Negli scorsi giorni, subito dopo l’accordo, c’è stato un attacco indirizzato dal Cremlino a uno dei principali porti sul Mar Nero. Ora l’Ucraina sta riprendendo le attività, ma i nemici ancora minacciano e pretendono di poter iniziare anche loro le esportazioni. E, se non fosse così, scatterebbero in automatico degli “altrimenti” pesanti. E con conseguenze che sarebbero catastrofici per l’attuale ordine di cose e per come già stanno andando.

Quindi, queste ragioni non si possono tralasciare a questo punto della guerra e non può essere così neanche per il Donbass e le mire espansionistiche russe. Proprio dal Cremlino, infatti, nelle scorse settimane, un messaggio è arrivato forte e chiaro: l’obiettivo è allargare il raggio della guerra. Ma, ormai l’abbiamo capito, è difficile prendere per buono ciò che viene detto da quelle parti e l’intelligence britannica afferma che si tratti di un bluff e che, in realtà, attualmente la partita sia ancora lì, uno dei semi della discordia e che ora è scenario di tristezza e distruzione.

E comunque in Ucraina restiamo per darvi conto di quanto successo nelle ultime ore. È a Olenivka dove è avvenuta l’ultima strage che ci dà conto di diversi equilibri tra le parti. E, quindi, il drammatico scenario è la repubblica autoproclamata di Donetsk. Ma andiamo nei dettagli per capire quanto è successo e le varie ipotesi in campo.

Strage di Olenivka: cosa è successo e tutti gli scenari

Iniziamo dalla fine e, quindi, dal bilancio dei morti. La struttura di Olenivka ospitava decine di prigionieri di guerra ucraini e a morire nell’attacco sono stati almeno in 40, mentre i feriti sono 75. E acquisiscono ulteriore rilevanza, dal momento che si tratta di una zona in cui non c’erano obiettivi militari. Barbarie in piena regola e dobbiamo cercare di capirne i motivi.

A primo acchito, vi verrebbe sicuramente da pensare che la matrice sia quasi certamente russa, ma non è affatto così semplice capire da quale parte sia la verità, e dobbiamo andare con ordine. L’Ucraina e il Cremlino si accusano a vicenda ed entrambe hanno una teoria per incolpare l’altro.

Partiamo dalla posizione dell’ucraina nello specifico: il dito di Volodymyr Zelensky e dei suoi uomini è totalmente puntato in direzione dei nemici di guerra. Secondo il presidente, infatti, l’attacco sarebbe stato ampiamente pianificato e poi messo in atto. A prova di ciò, ci sarebbe il fatto che non molto prima della strage i prigionieri di guerra ucraini sono stati trasferiti nella struttura di Olenivka. E ciò non è poco per capirci qualcosa, anche perché di media o organismi internazionali in quella zona proprio non ce ne sono per riferire qualcosa.

In più si è espresso a riguardo anche Mykhailo Podolyak, uno dei consiglieri più vicini a Zelensky e che ha stabilito con fermezza che non c’erano obiettivi dell’esercito ucraino in quella zona, ribadendo che lo spostamento dei prigionieri è un indizio cruciale. E non è tutto. Infatti, secondo la teoria ucraina, la strage sarebbe stata compiuta dai russi, in maniera tale da occultare omicidi e torture avvenuti nella struttura.

Infine, ma non per importanza, ad agire a riguardo sono stati anche i servizi segreti ucraini ed è emerso un dialogo tra due soldati filorussi. È importante perché uno dei due ha detto all’altro di non aver sentito il rumore del razzo prima dell’esplosione. E se c’è stata un’esplosione, la matrice è russa.

Zelensky, inoltre, si è riferito in maniera sempre più dura nei confronti dei nemici nelle ultime ore, utilizzando espressioni quali “omicidio di massa mirato” e definendo la Russia uno “Stato terrorista”. Parole forti, di guerra, ma che fanno capire come tra le parti ormai tornare indietro e siglare una pace sia praticamente impossibile.

Ma ora dobbiamo darvi conto anche dell’altro lato della medaglia, tenendo in considerazione che la posizione la Russia l’ha già espressa e dà, neanche a dirlo, le colpe ai nemici. Infatti, secondo loro, la matrice dell’attacco è ucraina e sarebbe dovuta alla volontà di far dissuadere i soldati ucraini dall’arrendersi. Non solo, alcuni media russi mostrano video in cui si vedono i resti di letti e altri oggetti nell’edificio e anche frammenti di razzi HIMARS che sono quelli forniti dagli Stati Uniti agli uomini di Zelensky.

Ma mancano ancora degli altri pezzi per capire cosa è accaduto. E una domanda in particolare: chi sono i prigionieri di guerra che erano a Olenivka? Si tratta di uomini del battaglione Azov. Se non sapeste di chi stiamo parlando, si tratta di milizie incorporate all’interno dell’esercito degli assaliti e che hanno chiaro orientamento neo-nazista. Erano caduti nella presa di Mariupol e avevo resistito strenuamente. Poi la prigionia e diversi trasferimenti, fino a Olenivka.

E ora arriviamo a un’altra domanda cruciale: che convenienza avevano i russi nell’effettuare l’attacco? Infatti, i prigionieri di guerra sono risorsa preziosa per scambi e, quindi, contrattazioni. Farli fuori all’improvviso sembra una mossa poco furba. E per rispondere a questo, tocca parlarvi del gruppo Wagner. Si tratta di un gruppo che potrebbe definire di mercenari, autonomi e di fatto alle dipendenze di Vladimir Putin.

Ma cosa c’entrano loro? Beh, secondo i servizi segreti ucraini, sarebbero stati proprio loro a lanciare in via indipendente l’attacco e, quindi, a portare a termine la strage. Tanto che, secondo quanto filtra, anche il Ministero della Difesa russo ne sarebbe venuto a conoscenza solo in un secondo momento. E qui i puntini vengono a unirsi, probabilmente e fino a prova contraria.

E intanto, lavoro da detective a parte, anche in questo caso, l’ennesima strage barbara e omicida si è compiuta, senza alcuna forma di rispetto per l’avversario e la vita altrui. E qui torniamo all’inizio, perché questa guerra sta diventando sempre più estrema e cruenta, ricca di colpi bassi e povera di umanità. Una barbarie in piena regola che sembra non avere fine, sta mettendo in difficoltà il mondo intero ed è sempre più difficile finisca presto. Che, a questo punto, è l’unica cosa che si può auspicare, per un pianeta che ha bisogno di tregua e di certo non di nuove stragi.