Uova, MAI cucinarle in questo modo: servi la salmonella a tavola | Le cuociamo tutti così

Uno degli alimenti più facili da cucinare sono le uova, inoltre sono una una fonte imbattibile di nutrienti, e tutto in un cibo così piccolo!

Uova con salmonella
Uova con salmonella – Lettoquotidiano.it

Per quanto il mito delle uova e del colesterolo abbia avuto origine negli anni ’70, oggi si è portati a credere si fosse basato su un’interpretazione frettolosa ed errata, di uno dei primi studi sul colesterolo. Ma ci sono cotture e cotture delle uova, e questo è un elemento di cui dobbiamo tenere conto. Ne va della nostra salute.

Uova alla coque con pane tostato
Uova alla coque con pane tostato – LettoQuotidiano.it

Uova? Potresti servire la salmonella in tavola

Le uova prima di tutto, sono un alimento ricco di sostanze nutritive. Contengono proteine di alta qualità, il che significa che le uova offrono tutti e nove gli aminoacidi essenziali che non possono essere prodotti dall’uomo e devono quindi provenire dalla nostra dieta.

Le proteine contenute nelle uova possono contribuire alla costruzione e al mantenimento dei muscoli, oltre a innescare il senso di sazietà, entrambi elementi molto importanti per il controllo del peso.

Le uova sono anche una delle poche fonti di vitamina D e del nutriente colina, può contribuire a proteggere dai difetti di nascita nei neonati.

Contengono vitamina A, vitamina B12, riboflavina (B2) e l’antiossidante selenio, oltre a luteina e zeaxantina, che contribuiscono alla salute degli occhi.
La maggior parte delle calorie, delle vitamine e dei minerali delle uova si trova nel tuorlo.

Ma che dire del colesterolo? È vero che le uova sono ricche di colesterolo alimentare, che si trova anche nel tuorlo, ma sono povere di grassi saturi, che sono i maggiori responsabili dell’aumento del colesterolo nel sangue.

E come la mettiamo con la salmonella? L’uovo è uno degli alimenti che nella  maggioranza dei casi si possono ingerire poco cotti o addirittura crudi!

Dal classico “ovetto fresco sbattuto” con zucchero e una punta di caffè ( per i più grandi un po’ di liquore Marsala), all’uovo alla coque per cui si sono scritte righe e righe su quanto andrebbe cotto, per un risultato gourmet.

Salmonella è una delle parole più temute e ripetute quando arriva la stagione calda. Sembra che solo allora ci si renda conto della sua potenziale pericolosità.

Ma anche della necessità di essere vigili nella lavorazione degli alimenti, in particolare delle uova.

Uova strapazzate in padella
Uova strapazzate in padella – LettoQuotidiano.it

Salmonella a tavola se sono poco cotte

In realtà si tratta di un batterio molto comune, vive con noi tutto l’anno, in una moltitudine di ambienti e non ce ne rendiamo conto. La buona notizia è che una buona igiene e il nostro sistema immunitario sono quasi sempre sufficienti per affrontarli.

Certo se decidiamo che un “ovetto all’ostrica” ci va tanto, potremmo andare a  caccia di guai, questo perché gli avicoli sono un possibile serbatoio di salmonelle.

Uova crude
Uova crude – LettoQuotidiano.it

Un motivo in più  per cui occorre avere una corretta manipolazione del guscio delle uova ci dovrebbe mettere al riparo da eventuali contaminazioni che entrano nell’uovo, o che si trasportino ad altri alimenti, o sugli utensili in cucina.

E la cottura dunque quanto ci mette al riparo? Alcune ricerche condotte in Francia patria dell’uovo alla coque, sono pubblicate sulla rivista ‘Epidemiology and Infection’.

Da queste è emerso che l’unico modo per mettersi al sicuro dal rischio dei salmonellosi è cuocerle bollite. Che siano strapazzate o sode, devono restare sopra la fiamma non meno di 8 minuti.

Uova sode in ciotola
Uova sode in ciotola – LetoQuotidiano.it

La ricerca è stata svolta sui bambini, mettendo a confronto i dati di 105 bambini infetti e 105 bambini sani. Si è visto che una delle prime cause di tossinfezioni alimentari collettive, con la Salmonella enteritidis è risultata, nei bambini.

Quindi tra le precauzioni da osservare, oltre l’acquisto su canali noti, è che non vi sia presenza di feci sul guscio, il non conservarle oltre 2 settimane dopo l’apertura delle confezioni.

In questo caso ci troveremmo davanti ad un aumento del rischio di infezione, specialmente in estate. Ma soprattutto cuocerle non meno di 8 minuti, prima di portarle a tavola.