Milano: fermati tre “Pink Panthers”, accusati di varie rapine

Milano sono stati fermati dalla Polizia di Stato tre uomini che pare appartengano ai cosiddetti “Pink Panthers”, l’organizzazione internazionale fondata nel 2003, colpevole di aver commesso furti in gran parte dell’Europa.

Telecamere di sorveglianza
Telecamere di sorveglianza – Lettoquotidiano.it

Nel capoluogo lombardo gli agenti della Polizia hanno fermato tre uomini di origine montenegrina e di età compresa tra i 40 ed 53 anni. A scovarli sono stati degli agenti durante servizio di perlustrazione estivo nel Quadrilatero della Moda.

Milano: fermati tre “Pink Panthers”

A Milano i responsabili di alcuni furti avvenuti tra il 2019 ed il 2022 sono sempre gli stessi? Cambia il luogo, cioè, cambia il furto, ma non cambia l’autore (anzi, dovremmo dire gli autori)? Così pare. Almeno stando a quello che sappiamo oggi.

Rapina
Rapina – Lettoquotidiano.it

Tre presunti rapinatori infatti sono stati fermati dalla polizia di Stato, su mandato Procura della Repubblica di Milano.

Il motivo? La (presunta) appartenenza ad un’organizzazione criminale internazionale denominata “Pink Panthers”.

Ma cosa sarebbe accaduto esattamente negli ultimi 3 anni a Milano?

Le rapine di cui sono accusati

A capire che i tre uomini – tutti montenegrini di origine e tutti di età compresa tra i 40 e i 53 anni – potessero avere un nesso con le rapine avvenute negli ultimi anni a Milano sono stati gli investigatori della Sezione Antirapine della Squadra mobile di Milano, guidata dal vicequestore Francesco Giustolisi e dal dirigente Marco Calì.

Ma di cosa sono stati accusati esattamente i tre uomini? Di aver commesso una rapina alla gioielleria Schreiber di via Borgospesso l’8 maggio 2019, un’altra solo 5 mesi dopo e cioè esattamente il 19 ottobre dello stesso anno all’orologeria La Bottega del Tempo di via Cesare Battisti e poi un’altra ancora quasi 3 anni dopo, il 12 gennaio del 2022 alla Boutique Crivelli di via della Spiga.

I tre sarebbero degli specialisti della cosiddetta tecnica dello dello “smash and grab” (cioè letteralmente “spacca e afferra”). Con questa avrebbero derubato le gioiellerie del capoluogo lombardo, ma anche altri negozi di altre città europee, tra cui soprattutto Londra e Zurigo.

Infatti farebbero parte di una vera e propria organizzazione internazionale nata nel 2003, denominata appunto “Pink Panthers”.

Secondo l’Interpol e i media, questa nacque per opera di alcuni ex militari serbi, che poi decisero di coinvolgere centinaia di commilitoni ed ex commilitoni provenienti da varie parti del Globo, a cui poi nel corso degli anni si sono aggiunti anche rapinatori “civili”.

Come hanno fatto a trovarli? Grazie ad un semplicissimo servizio di perlustrazione estivo nel Quadrilatero della Moda, preso tristemente d’assalto spesso dai rapinatori.

Un agente in borghese in sostanza ha notato un uomo di mezza età su una bicicletta, che proseguiva il suo cammino con fare sospetto: andava infatti molto piano, si guardava intorno.

Osservandolo gli è parso di aver già visto quel volto: era lo stesso che avevano captato le telecamere di sorveglianza della gioielleria La Bottega del Tempo, svaligiata nel 2019.

Così gli agenti hanno pedinato il ciclista, fino a giungere nei pressi di un appartamento in zona Famagosta. Lo hanno aspettato fuori dalla porta, finché non è uscito insieme ad un altro uomo.

E così hanno bloccato entrambi e, mentre li perquisivano, hanno trovato nella tasca di uno dei due un mazzo di chiavi. Questo apriva il covo in cui c’era un terzo uomo. 

E qui la “sorpresa”: l’uomo non era affatto un volto sconosciuto. Era ricercato con mandato di cattura internazionale per omicidio e detenzione illegale di armi ed esplosivi.

E non finisce qui, perché inoltre aveva commesso a Genova il 29 luglio 2017 una rapina. “Coincidenza” vuole che all’epoca a raccogliere gli elementi per l’emissione di una misura cautelare fosse lo stesso Marco Calì.

Nel covo comunque gli investigatori hanno trovato indumenti usati nelle rapine, armi, strumenti utilizzati per calcolare lo spessore dei vetri da rompere. E poi una piantina di Milano, segno che probabilmente i tre avrebbero voluto colpire ancora nel capoluogo lombardo.

Gli agenti, inoltre, hanno sequestrato anche pc e smartphone dei tre, per provare a risalire ad altri nomi facenti parte della stessa organizzazione.