Vaiolo delle scimmie, sale l’allerta: “1700 casi al giorno, bisogna vaccinare”

Il Covid non bastava, ora (e non da adesso) è la volta del vaiolo delle scimmie. La comunità scientifica mondiale fa scattare l’allarme e alza il livello d’allerta, tra il numero di casi giornalieri e la necessità di vaccinare. Dall’Oms ai “nostri” Matteo Bassetti e Ilaria Capua: l’emergenza non può passare sottotraccia e bisogna vaccinare

Bassetti
L’infettivologo Matteo Bassetti – lettoquotidiano.it

Quando e se si parla di emergenza sanitaria, è impossibile non pensare al Covid e a tutto ciò che comporta (o ha comportato) per le nostre vite. Il cervello reagisce quasi immediatamente a un input che fa rima con privazione e/o pericolo. Ma d’ora in poi l’associazione potrebbe riguardare anche il vaiolo delle scimmie, senza allarmismi, ma alzando il livello d’attenzione. Ecco come stanno le cose e le ultime novità.

Il vaiolo delle scimmie è stato dichiarato “emergenza sanitaria mondiale”: i numeri

Da più di due anni, c’è un virus che è entrato nei nostri corpi (almeno la maggior parte, ormai) e nelle nostre vite. E non ci è andata bene così. Dagli allarmismi, le chiusure, le spese a casa e le attività in rivolta, oltre che le mascherine e nei casi peggiori le terapie intensive e i decessi, qualcosa per fortuna è cambiato e neanche di poco.

Dagli arbori di Wuhan, basterebbe dire. Incubi che sono ancora cronaca quotidiana e che riguardano tutti noi, senza distinzioni di ceto, portafogli o privilegi politici. Senza nepotismi. Che il virus sconti non ne fa, ma il mal comune non è comunque una consolazione per nessuno. E, insomma, neanche il tempo di scandire per bene l’aggettivo “endemico” e vedere l’ennesima curva raggiungere il picco per poi scendere, che un’altra emergenza si affaccia nelle vite, nelle case e poi sulla pelle di milioni di italiani. E soprattutto cittadini del mondo. Che la globalizzazione (evidentemente) sta incidendo anche su quello e non ce ne siamo accorti.

Ma andiamo nel centro delle cose. Il vaiolo delle scimmie, appunto. Una patologia infettiva che ha un nome diverso, strano, che non ci appartiene, e che esattamente come il Covid-19, sta entrando sulle prime pagine dei quotidiani, sui giornali, nella sanità e sulle scrivanie dei massimi organismi sanitari. E queste ultime due probabilmente contano di più per i destini di milioni di italiani e cittadini del mondo. Per sottintendere ancora la globalizzazione, appunto.

Con ordine, e senza annoiarvi, scopriamo di cosa si tratta. Il vaiolo delle scimmie è causata da un Orthopoxvirus, si tratta di un virus che ha tanto in comune con il ceppo che causa vaiolo o il vaiolo bovino, e da qui già una parte del nome vi è chiara. Ma una buona notizia c’è: la gravità è minore, la diffusività pure, ma comunque i numeri lasceranno molti di voi a bocca aperta. E probabilmente con qualche apprensione in più.

Ghebreyesus
Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità – lettoquotidiano.it

In questo ci viene in aiuto l’Organizzazione mondiale della Sanità, che il dossier relativo il monkeypox (MPX) l’ha studiato bene e nei dettagli, prima di arrivare a una decisione e poi un annuncio difficile. Tedros Adhanom Ghebreyesus, anche lui l’avrete sentito nominare per motivi relativi il Covid, ma comunque si tratta del direttore generale dell’Oms, l’ha dichiarata come emergenza sanitaria mondiale. E qui una brutta notizia, senza essere etichettati come egoisti, dobbiamo darvela.

Il vaiolo delle scimmie è ora endemico in Africa e negli Stati Uniti, mentre il rischio è moderato nel resto del mondo. Non in Europa, dove è stato definito “alto”. Sono 16mila i casi rilevati in 75 Paesi: non saranno a livello del Covid che è comunque più contagioso, ma non sono neppure pochi. Secondo le ultime rilevazioni, la popolazione più colpita sono i giovani uomini tra i 20 e i 40 anni. E anche questo non è affatto causale, ma lo capirete tra poco.

I sintomi comunque sono ben diversi dal Coronavirus e riguardano soprattutto (ma non solo) la pelle. Tanto che c’è chi ha proposto di cambiare il nome in “vaiolo della pelle”, anziché “vaiolo delle scimmie”, anche per percepirlo più vicino a noi. Ma questo non cambia la sostanza. Tornando ai sintomi, tra i principali, è importante sottolineare l’eruzione cutanea acuta o comunque la comparsa di singole lesioni. Un senso generale di malessere, che può essere accompagnato da stanchezza, dolori muscolari, brividi e mal di testa. Una febbre caratteristica che supera anche i 38,5° C. E non solo, perché l’infiammazione è comunque un fattore da tenere in considerazione, dato che è possibile riscontrare un ingrossamento dei linfonodi e, appunto, infiammazione delle regioni genitali e di quella anale.

In tal senso, non va affatto trascurata la via di trasmissione di questa patologia infettiva che si diffonde attraverso contatto diretto o per via sessuale. Se poi si leggono le motivazioni addotte dall’Oms per la sua decisione spicca all’occhio il “il rischio per la salute umana, la diffusione e il potenziale di interferenza con il traffico internazionale”. E noi italiani, almeno a livello scientifico, sembriamo aver capito bene il messaggio. O almeno così pare nella teoria.

Da Bassetti a Capua: si alza il livello d’allerta e spunta il vaccino

Se c’è qualcuno che negli ultimi anni ha avuto delle vacanze burrascose, una vetrina e una cassa di risonanza, a livello mediatico, completamente diversa, questi sono i virologi. O gli infettivologi e parenti stretti. E, quindi, da quali labbra pendere, se non dalle loro, per capire qualcosa in più anche sul vaiolo delle scimmie?

Nelle ultime ore, e non è la prima volta, si è esposto a tal proposito, Matteo Bassetti. Probabilmente presentarvelo sarà superfluo, ma lo facciamo comunque. Si tratta, infatti, del direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico “San Martino” di Genova e uno che la faccia, anche subendo ritorsioni personali, ce l’ha messa spesso con il Covid e separando l’opinione pubblica.

Stavolta ci dice, tramite il suo profilo Facebook, che la vaccinazione “va raccomandata” e urgentemente. “I casi sono 1700 in un solo giorno”, specifica il virologo. E poi tuona contro l’igiene pubblica: “Ha fallito, perché era troppo occupata con il Covid. A far sì che non diventasse quello che è poi diventato”.

Ma non è l’unica opinione di cui possiamo servirci. Se non vi bastasse Bassetti, infatti, sul tema si è esposta anche Ilaria Capua. E qui, senza nulla togliere a chi abbiamo citato per primo, parliamo di una virologa di fama e rilevanza mondiale. E che anche sul Covid si esposta con invidiabile lucidità, quella di una che la situazione la conosce e nei dettagli. Tappa per tappa.

Non è un caso se lei ci parla di un “percorso di diffusione inatteso e preoccupante”. E poi sottolinea con matita blu: “Bisogna intervenire con urgenza”. La Capua è direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida e ha commentato con queste parole un tweet al suo intervento sul “Gr1”.

Insomma, non c’è da star tranquilli e non bisogna pensare solo al Covid. Questo è quello che capiamo dalle testimonianze che vi abbiamo riportato. Ma non finisce qui, perché, anche in questo caso, un ruolo chiave potrebbe giocarlo il vaccino. L’ha detto Bassetti ed è stato poi tradotto in realtà dai più importanti organismi internazionale.

È stato approvato, infatti, l’uso del vaccino Imvanex proprio per combattere il vaiolo delle scimmie. L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha già dato parere positivo e non è la prima volta, dato che era successo nell’Unione europea già nel 2013 per il vaiolo umano. Un ok che ora è valido per tutti i Paesi e negli Stati Uniti, anche in questo caso, si erano mossi con anticipo. Infatti, l’autorizzazione per combattere il vaiolo delle scimmie era arrivata nel 2019.

Ora via al tram tram di ordini, dosi e raccomandazioni. Ma il monkeypox adesso non può essere più ignorato (e forse abbiamo già perso tempo?), senza la necessità di generare allarmismi, chiusure e scenari apocalittici, di cui, reduci da due anni e oltre di Covid, nessuno di noi ha bisogno. Perché non è solo questione di salute fisica, ma anche mentale e comunque c’è chi di stare rinchiuso in un castello dorato non può proprio permetterselo. E forse è anche giusto così.