Dl Aiuti, Castelli (vice ministra al Mef): “Si studia azzeramento Iva per pane e pasta”

Il dl Aiuti è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso nella maggioranza di governo, guidata dall’ex presidente della Bce Mario Draghi. Proprio sul decreto che dovrebbe far respirare gli italiani, colpiti dalla crisi pandemica e dalle conseguenze della guerra in Ucraina, si sta discutendo nell’esecutivo, con l’eventualità di introdurre un azzeramento dell’Iva per il pane e la pasta

Laura Castelli
Laura Castelli – lettoquotidiano.it

Ad affermarlo è stata la vice ministra di Economia e finanza, la deputata Laura Castelli, che ha anche spiegato che “se non fosse caduto il governo, avremmo licenziato anche altri provvedimenti prima della legge di bilancio“.

Dl Aiuti, il governo studia per azzerare l’Iva sui beni di consumo

Anche a poteri ridotti, ovvero quelli per il disbrigo degli affari correnti, il governo di Mario Draghi continua a lavorare sodo. Tra le urgenze rientra sicuramente il secondo decreto legge sugli Aiuti. Il primo è stato già convertito in legge dal Senato il 14 luglio, stesso giorno in cui il MoVimento 5 Stelle ha abbandonato l’aula di Palazza Madama e ha aperto alla crisi dell’esecutivo.
Mario Draghi
Mario Draghi – lettoquotidiano.it
Questione di termovalorizzatori, ha detto poi il capo politico dei pentastellati, Giuseppe Conte, giustificando la scelta di non votare la fiducia sul provvedimento governativo. Che sia stato un motivo reale, o un pretesto, la misura era più che mai utile per aiutare (e da qui il nome) le tante famiglie e imprese che prima sono state messe in ginocchio dalla pandemia da Covid, poi hanno dovuto subire le conseguenze della guerra in Ucraina con un forte rincaro dei prezzi, e soprattutto del costo della benzina e dell’energia.
La situazione non è migliorata, si sa, e quindi l’esecutivo, dicevamo, è chiamato a licenziare un secondo decreto che possa dare una mano nel concreto a tanti italiani. Anche se i margine di spesa sono cambiati: se il primo provvedimento del 2 maggio ha previsto lo stanziamento di 14 miliardi di euro e nessun scostamento di bilancio, per quello di luglio, quindi il dl Aiuti bis, ci saranno solo (si fa per dire) 10 miliardi, anche grazie all’assestamento di bilancio approvato a giugno.
Ma come verranno divisi? Il governo, tra le altre cose, sta valutando se confermare i 200 euro una tantum in busta paga per 28 milioni di italiani – quelli con reddito inferiore ai 35mila euro -, oppure se azzerare l’Iva su pane e pasta e ridurla dal 10 al 5% su carne e pesce.
A confermarlo è stata la vice ministra dell’Economia Laura Castelli a Radio 24. L’ex deputata dei Cinque Stelle, ora in quota Insieme per il futuro, ovvero il nuovo partito di Luigi Di Maio, ha spiegato che non si tratta solo di un’ipotesi ma di “un piano concreto ed eventualmente alternativo o aggiuntivo ai 200 euro“. “Si stanno valutando i costi di entrambe le misure e soprattutto quali siano le più impattanti sulla vita degli italiani, interverremo in questo senso nel decreto di luglio“, ha detto ancora l’ex sottosegretaria del governo Conte 1.
Castelli ha ulteriormente messo i puntini sulle i, precisando come anche il dl Aiuti di luglio non sia “una misura in deficit, come tutti i decreti che abbiamo fatto quest’anno“.

Castelli: “Se non fosse caduto il governo ci sarebbero stati più interventi”

Stoccata forse a chi sta già facendo delle promesse agli italiani in campagna elettorale. Quella che la stessa vice ministra si sarebbe risparmiata in questo momento. Castelli, infatti, ha concluso il suo intervento in radio affermando che “Se non fosse caduto il governo probabilmente avremmo fatto questo decreto di luglio e anche altri interventi prima della legge di bilancio“.
Insomma, un messaggio neanche troppo velato ai suoi vecchi compagni di partito e, soprattutto, a chi ha voltato le spalle alla maggioranza di governo di cui faceva parte, quindi non solo il MoVimento 5 Stelle, ma anche la Lega di Matteo Salvini e Forza Italia di Silvio Berlusconi che, come i pentastellati, non hanno votato la fiducia a Draghi il 20 luglio causando prima anche lo scioglimento delle Camere da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.