Guerra Ucraina, 1000 soldati russi accerchiati a Kherson

La guerra tra Russia e Ucraina purtroppo continua e senza esclusioni di colpi. Nelle ultime ore, sta acquisendo rilevanza quanto sta accadendo a Kherson dopo che le forze Volodymyr Zelensky hanno accerchiato mille soldati russi. Nuova svolta per il conflitto e le possibilità all’orizzonte

Volodymyr Zelensky
Volodymyr Zelensky – lettoquotidiano.it

Gli scenari di guerra, le urla, le bombe, i collegamenti giornalistici e il terrore fanno da sottofondo a un’estate strana e in cui la movida fa slalom tra la cronaca che assume le sembianze di piaghe bibliche e che intimorisce l’Europa e il mondo intero. Una corsa a ostacoli che non si arresta a Est e, anzi: continua a causare violenze e morti, per ambizioni, potere e ideali, un po’ come tutte le guerre. E per questo le condanniamo a prescindere. Comunque quanto sta accadendo in Ucraina, a Kherson, nelle ultime ore, racconta di forze ucraine che accerchiano mille soldati russi e vale la pena scrivervelo, snocciolandone i motivi.

La guerra tra Russia e Ucraina prosegue in un’estate calda e amara

I primi mesi di guerra sono passati e Russia e Ucraina sono cambiate molto, per forze di cose. Parliamo dei cittadini in un mondo sempre più globalizzato in cui le aziende non russofone chiudono e in cui Vladimir Putin si ritrova sempre più solo in una torre d’avorio e le cui note a margine sono ormai tutte scritte in cirillico e per questo incomprensibili al resto del pianeta (o quasi).

Vladimir Putin
Vladimir Putin – lettoquotidiano.it

E se anche i ceceni sono sul piede di guerra e c’è chi ha ipotizzato una guerra civile, e che ovviamente sarebbe un grosso problema per il presidente nato a San Pietroburgo nel 1952, intanto il conflitto va avanti.

E siamo abituati a ben altri tormentoni di cui lamentarci, facendo le capriole tra Baby K, Fedez e Rhove sulle piste in spiaggia. Perché la guerra ormai non fa più notizia, ma avvilisce e alla fine quei brani con gli amici li balliamo pure e divertendoci. Invece, le armi da fuoco, i morti, le strategie militari e le avanzate, quelle no, quelle mettono solo tristezza e quest’anno sono vicini di ombrelloni scorbutici e maleducati, come non ce ne fossero già abbastanza.

Ma, tornando a noi, Putin è sempre più solo. Probabilmente pensava che sarebbe stata una guerra lampo, ma così non è andata. Ed è anche merito o colpa (decidete un po’ voi) dell’Italia, di Mario Draghi, degli Stati Uniti e dell’Europa che con armi, aiuti, sanzioni e strategie finanziariamente più articolate stanno mettendo i bastoni tra le ruote ex funzionario del KGB, al suo quarto mandato.

D’altronde, i leader del vecchio continente l’hanno detto a più riprese mesi fa che sarebbe stata una guerra tanto scellerata quanto lunga, e così sta accadendo. Da pochi giorni, infatti, la Russia ha annunciato che gli obiettivi e l’avanzata non si sarebbero fermati al Donbass e c’è chi teme che in generale l’Ucraina e il suo possibile ingresso nella Nato non siano l’unico obiettivo.

Ma, in mezzo, vanno registrati diversi ribaltamenti di fronte, reazioni e controffensive. Perché nel terrore, se non si affonda, si attacca e l’Ucraina ora non molla. Ne sanno qualcosa a Kherson, per quello che sta accadendo nelle ultime ore.

I russi accerchiati a Kherson: cosa sta succedendo

Kherson, fino a pochi mesi fa, era un nome sconosciuto dalle nostre parti e che poco significava per chi non ne aveva avuto esperienza diretta. Che neanche a nomi, cose e città la si giocava come coniglio dal cilindro per vincere la partita. Ora è un punto nevralgico delle strategie militari della Russia e dell’Ucraina.

Sulla mappa si trova a meridione, nelle vicinanze dell’estuario del fiume Dnepr ed è già nella storia, per motivi geopolitici e suo malgrado militari, ma non solo. In attesa di rifiorire dalle macerie.

Si pensi al ponte Antonovskiy, al centro della controffensiva ucraina nelle ultime settimane, e anche grazie alle armi a lungo raggio fornite all’Ucraina dagli alleati e per cui il ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov, si è lamentato direttamente. Perché è un ostacolo non di poco conto e che sta rallentando la guerra, la cui cronaca sta diventando (tristemente) ripetitiva e quasi ordinaria nell’anormalità bieca e scellerata.

Comunque Kherson e il Cremlino. Il consigliere di Zelensky, Oleksiy Arestovych, ha annunciato nelle ultime ore che oltre mille soldati russi sono in balia delle forze ucraine, circondati. Ieri poteva succedere il contrario (o peggio), dato che i soldati di Putin hanno fallito nell’affondare le linee nemiche. L’accerchiamento a matrice ucraina è avvenuto, invece, vicino al villaggio di Vysokopillya e non si tratta di un episodio isolato.

Ultimamente si sono verificati, infatti, diversi contrattacchi da parte dell’esercito ucraino proprio in quella regione. E, ripetiamolo, si tratta di un punto nevralgico, dato che fin da febbraio, quando tutto è iniziato, è stato in larga parte sotto l’attento controllo dell’esercito russo. Ma Kherson non resterà sui libri di storia solo per la geopolitica, ma come vero e proprio punto di resistenza ferrea.

In questi cinque mesi, si sono verificate diverse manifestazioni anti-russe e addirittura attacchi diretti all’amministrazione che Mosca ha posto al comando del territorio. Ora la cronaca potrebbe cambiare totalmente gli scenari e la rotta della guerra: un accerchiamento che non è solo un episodio, ma che vuol dire tanto altro, in un conflitto lungo e infinito, ma in cui l’Italia e l’Europa hanno scelto fin da subito da che parte stare. Ma che presto non vedrà la fine.