Grillo: “I due mandati devono essere legge dello Stato”, e poi attacca Di Maio

Il fondatore del MoVimento 5 stelle, Beppe Grillo, parla ai suoi con un messaggio sul blog: “L’Italia si merita una legge sul doppio mandato e sui cambi di casacca”, dice e non risparmia neanche un attacco all’ex capo politico dei pentastellati, Luigi Di Maio, “Gigino ‘a cartelletta vuole essere archiviato in un ministero della Nato”

Beppe Grillo
Beppe Grillo – lettoquotidiano.it

Grillo si dice anche deluso dalle cose che il suo movimento non è riuscito a fare: “Mi sento colpevole anche io, ma abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Sono tutti contro di noi“.

Grillo: “L’Italia si merita il doppio mandato come legge”

Cinque minuti e dieci secondi, tanto dura il messaggio che Beppe Grillo ha postato sul suo blog. Il comico e fondatore del MoVimento 5 stelle si rivolge direttamente ai suoi, ma in realtà non manca di attaccare la solita casta, mai citata, e anche chi si è trasformato nel corso del tempo, Luigi Di Maio su tutti.

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio – lettoquotidiano.it

Ho anche paura di fare il comico, di fare qualche battuta, perché non sai mai chi hai di fronte, in un momento particolare di caos, di caos strano, quantico…”, inizia Grillo dall’alto del suo primo piano con camicia colorata e pashmina in pendant. Si dimena, come al solito, mentre parla, ma i toni rimangono tranquilli. Ben lontani dai primi comizi del 2007, i cosiddetti V-day, in cui iniziò a presentare una bozza di programma elettorale.

Erano altri tempi, in effetti. Il MoVimento era un’idea, ora è una realtà. Che si è presentata alle elezioni, le ha (quasi) vinte, ha governato (quasi con chiunque): si è sporcata le mani. E perde pezzi.

A dire di Grillo anche a causa del vincolo sul doppio mandato, uno dei diktat che ancora il movimento non ha tradito. “Sono la luce nella tenebra – dice –, sono l’interpretazione della politica in un nuovo modo, come un servizio civile”. Una scelta presa di comune accordo con l’altro fondatore, Gian Roberto Casaleggio, morto prima di vedere in cosa si sarebbe trasformato il suo gioiello di comunicazione.

Noi siamo questi e la legge dei due mandati deve diventare una legge di Stato. L’Italia se la merita, così come si merita una legge sui cambi di casacca”, afferma ancora il comico genovese. Non è tutto, però, perché nel calderone ci finiscono la legge elettorale con il sistema proporzionale con lo sbarramento, la legge sulla sfiducia costruttiva. Tutte cose, ammette Grillo, che “noi non siamo riuscite a farle: mi sento colpevole anche io. Ma abbiamo fatto qualcosa di straordinario: sono tutti contro di noi”.

Il mea culpa, di fatto, dura pochissimo, perché a finire sotto attacco sono i soliti (e immancabili) poteri forti, anche se mai concretamente nominati. “Siamo degli appestati. E quando tutti, compresi i bulli della stampa, sono contro di noi significa una sola cosa: vuol dire che abbiamo ragione. Non fatevene un problema. Noi siamo antibiotico e se perdiamo questo perdiamo il baricentro in cui collocarci”.

Grillo attacca Di Maio: “Gigino ‘a cartelletta vuole un posto alla Nato”

Sotto attacco ci finisce anche la sua miglior creatura, perlomeno prima che la deriva governista lo cambiasse in toto, Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri, ex capo politico dei Cinque Stelle, doveva aprire il Parlamento come “una scatoletta di tonno”, e ha finito per blindarcisi dentro.

Ci vuole una nuova interpretazione della politica e vi dico la verità: tutti questi sconvolgimenti sono provocati da questa legge (dei due mandati, ndr) che è innaturale, che è contro l’animo umano“, dice Grillo cercando quasi una scusante a quanto è accaduto a giugno quando Di Maio ha salutato il movimento, e si è portato dietro troppe persone per passare inosservato (spoiler: non ci sarebbe riuscito a prescindere).

Per lui, per loro non ammette sconti: “C’è gente che entra in politica per diventare una cartelletta. Gigino “a cartelletta” ora è di là che aspetta il momento di archiviarsi in qualche ministero della Nato“, conclude. Ma con savoir faire.