Bakayoko dopo il fermo della polizia: “Il problema è il metodo utilizzato”

Il centrocampista del Milan Tiémoué Bakayoko, domenica 3 luglio, è stato protagonista di una perquisizione in centro a Milano che è finita al centro del dibattito per le modalità in cui è avvenuta.Stefano Pioli e Tiémoué Bakayoko

Stefano Pioli e Tiémoué Bakayoko – lettoquotidiano.itInfatti, mentre il francese di pelle scura, teneva le mani sopra le testa poggiato sulla sua auto, un altro agente puntava la pistola verso la sua vettura. Anche Amnesty International ha commentato l’accaduto

Oggi è stato lui a rompere il silenzio su quanto successo attraverso delle storie su Instagram: “Ci hanno chiaramente messo in pericolo a prescindere dalle ragioni che hanno portato a fare questo“.

Bakayoko, centrocampista del Milan: “Il problema è il metodo utilizzato”

Tiémoué Bakayoko
Tiémoué Bakayoko fermato dalla polizia in centro a Milano – lettoquotidiano.it

Tiémoué Bakayoko, centrocampista francese del Milan, in prestito dal Chelsea è finito suo malgrado al centro del dibattito. Non si tratta, però, di vicende di campo – nel 2019, assieme al suo allora compagno di squadra Frank Kessié, aveva sbeffeggiato Francesco Acerbi, difensore della Lazio, mostrando la sua maglia alla curva rossonera dopo una sconfitta dei biancoazzurri, ma di un episodio, piuttosto increscioso, avvenuto nel centro di Milano.

Domenica 3 luglio, infatti, il calciatore è stato fermato vicino a Porta Garibaldi da due agenti della polizia che, in realtà, stavano cercando altre due persone, a quanto pare molto simili a lui e al suo passeggero, che avevano appena compiuto una sparatoria in corso Como, sempre a Milano.

L’episodio è rimasto nascosto fino a domenica scorsa, il 17, quando le immagini brevissime del fermo sono state diffuse sui social network. In pochi istanti, si vede Bakayoko che viene perquisito da un agente, mentre la collega punta la pistola dall’altro lato della vettura, verso il passeggero del calciatore del Milan. Ad accorgersi dell’errore è stato un terzo agente, che ha subito avvisato il collega. Che, con una pacca sulla spalla, ha lasciato andare il rossonero.

Dopo giorni di silenzio, oggi è stato Bakayoko a dire la sua su quanto successo. Attraverso delle storie Instagram, il calciatore ha voluto spiegare e precisare alcune cose: “Il problema non è l’errore ma la metodologia utilizzata – ha iniziato -. Mi sono ritrovato l’arma a un metro da me e del passeggero. Ci hanno chiaramente messo in pericolo a prescindere dalle ragioni che hanno portato a fare questo“.

E poi non si è nascosto, anzi: ha rincarato la dose. “Le conseguenze sarebbero potute essere più gravi se non avessi mantenuto la calma, se non fossi stato un calciatore e quindi potendo essere riconosciuto in tempo“.

Fermo di Bakayoko, anche Amnesty International condanna i poliziotti: “Profilazione etnica”

Facciamo qualche passo indietro, perché più o meno della stessa lunghezza d’onda sono state anche le dichiarazioni di Amnesty International, che ha però puntato il dito contro la polizia accusandola di aver fatto “profilazione etnica” (il calciatore ha la pelle scura, ndr).

Una pratica discriminatoria che su una persona non famosa avrebbe potuto avere conseguenze gravi“, aveva dichiarato l’organizzazione internazionale per i diritti umani.