Bologna, uccise il patrigno e avvelenò la madre con un piatto di pasta: condannato a 30 anni

La sentenza della Corte d’Assise di Bologna è arrivata dopo ben 12 ore di Camera di Consiglio. 

Monica Marchioni - Loreno Grimand
Monica Marchioni – Loreno Grimandi – LettoQuotidiano.it

Alessandro Leon Asoli è stato condannato a un risarcimento di 500mila euro nei confronti della madre della vittima e a un risarcimento di 750mila per sua madre. Al culmine della pena, il 20enne dovrà scontare tre anni di libertà vigilata.

L’omicidio di Loreno Grimandi

Era il 15 aprile dello scorso anno quando Alessandro Leon Asoli, 19 anni, ha avvelenato la madre e il patrigno con un piatto di penne al salmone.

Per Loreno Grimandi, 57 anni, non c’era stato nulla da fare. L’uomo era stato trovato dai soccorritori ormai senza vita sul divano di casa.

La compagna della vittima, nonché madre del 19enne, era stata ricoverata in gravi condizioni in ospedale, ma era riuscita a salvarsi perché non aveva terminato il piatto di pasta.

All’arrivo dei soccorsi, allertati dai vicini di casa, il 19enne non era in casa. Sarebbe stato rintracciato qualche ora dopo a casa della nonna materna.

Alessandro Leon Asoli avrebbe utilizzato del nitrito di sodio, mescolato al piatto di pasta, per uccidere il patrigno e tentare lo stesso con la madre, Monica Marchioni.

penne al salmone
penne al salmone

La condanna

La Corte d’Assise di Bologna, dopo 12 ore di Camera di Consiglio, ha condannato Alessandro Leon Asoli alla pena di 30 anni di reclusione.

Non solo, il 19enne è stato condannato a un risarcimento di 500mila euro nei confronti della madre della vittima e a un risarcimento di 750mila per sua madre. Al culmine della pena, il 20enne dovrà scontare tre anni di libertà vigilata.

Per leggere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere i prossimi 90 giorni.

Secondo i legali dell’imputato, Alessandro non avrebbe alcuna responsabilità nella morte del patrigno e nel tentato omicidio della madre.

Stando alla ricostruzione degli avvocati, infatti, a mettere in atto il piano per sterminare la famiglia sarebbe stata la madre del ragazzo, che da tempo soffriva di depressione (secondo quanto ricostruito dai legali di Alessandro.)

La donna avrebbe quindi organizzato l’omicidio-suicidio del figlio e del compagno. Una tesi a cui, evidentemente, i giudici della Corte d’assise di Bologna non hanno dato credito.

Gli avvocati di Alessandro Leon Asoli hanno annunciato il ricorso. Dell’innocenza dell’imputato è convinto anche il padre del ragazzo, da tempo separato da Monica Marchioni, madre dell’imputato.

Il ragazzo non era presente in aula al momento della sentenza.