Chiara e quel bambino che nessuno voleva: “Ogni giorno trascorso con Kaif è stato un dono”

Il piccolo Kaif si è spento il primo maggio scorso. Tra qualche settimana avrebbe compiuto 4 anni, ma la sindrome rara da cui era affetto non gli ha concesso di vivere a lungo.

Chiara Fossombroni
Chiara Fossombroni e Kaif – LettoQuotidiano.it

Abbandonato dai suoi genitori naturali, Chiara Fossombroni l’ha adottato, donandogli tutto l’amore che gli era mancato.

L’incontro con il piccolo Kaif

Si sono incontrati per caso, ma da quel giorno non si sono più lasciati.

Lei voleva un bambino in affido, così si era rivolta a Emilia Russo, la presidente di Mammematte.com. per cercare di avere un bambino in affido.

Un giorno, per caso, Emilia, che voleva chiamare un’altra Chiara, ha digitato il numero di Chiara Fossombroni e lei è arrivata di corsa all’ospedale Meyer di Firenze.

La prima volta che ha visto il piccolo Kaif, lui aveva un anno e mezzo. I suoi genitori naturali, una coppia di origini pakistane, l’avevano abbandonato.

All’inizio ogni tanto andavano a trovarlo, poi le visite si erano sempre più diradate, fino a che avevano smesso di andare in ospedale.

Kaif era affetto da una sindrome rara, come lui ci sono soltanto altri 170 bambini nel mondo.

“Mi sono innamorata subito di lui. Era sdraiato su un letto a guardare il soffitto. Non era mai uscito dall’ospedale, non aveva neanche mai mangiato o bevuto un sorso d’acqua, alimentato da un sondino. Mi ha guardato, l’ho appoggiato su di me e si è stretto al mio seno. Da quel momento ho capito che ero diventata la sua mamma”

ha raccontato Chiara.

L’ultimo saluto al suo piccolo angelo

Il primo maggio scorso, dopo l’aggravarsi delle sue condizioni, il piccolo Kaif è morto.

Kaif
Kaif – LettoQuotidiano.it

La sua mamma ha sperato fino all’ultimo che il suo bambino riuscisse a farcela anche questa volta, ma il destino non gli ha lasciato scampo.

Chiara Fossombroni, che nella vita è una consigliera del Quartiere 2 di Firenze, ha vissuto in simbiosi con Kaif negli ultimi due anni. Lo ha portato al mare, in mezzo alla natura.

Il professore che lo aveva in cura le aveva detto che quel bambino si sarebbe aggrappato anche a un manico di scopa pur di avere un po’ di affetto e la sua mamma è stata per lui tutto l’amore che gli è mancato da quando è venuto al mondo.

Un ultimo pensiero Chiara ha voluto dedicarlo a tutti quei bambini abbandonati perché affetti da malattie o disabilità.

“Non vi fate spaventare dalla disabilità, incontrate questi bambini. Se sboccia l’amore, e può sbocciare solo incontrandosi davvero, sarà la cosa più bella che vi potrà mai capitare”.