Diede fuoco all’ex moglie: chiesta la conferma a 18 anni di carcere per Ciro Russo

Ciro Russo era ai domiciliari a casa dei genitori a Ercolano, quando si mise in auto per raggiungere Reggio Calabria, dove viveva la sua ex moglie. 

Ciro Russo - Maria Antonietta Rositani
Ciro Russo – Maria Antonietta Rositani – LettoQuotidiano.it

Prima speronò l’auto della vittima, poi le gettò addosso una tanica di benzina e le diede fuoco.

Il folle gesto di Ciro Russo

Era il 19 marzo del 2019 quando Ciro Russo, 43enne napoletano, si macchiò di un terribile crimine.

All’epoca l’uomo era agli arresti domiciliari – stava scontando una pena per maltrattamenti in famiglia – a casa dei genitori a Ercolano, provincia di Napoli, quando si mise in auto per mettere in atto il suo folle piano.

Guidò per tutta la notte, arrivando la mattina del 19 marzo a Reggio Calabria, dove, prima speronò l’auto dell’ex moglie, Antonietta Rositani, poi versò addosso alla donna una tanica di liquido infiammabile. Infine appiccò l’incendio.

La donna riuscì a salvarsi grazie alla sua forza di volontà. Riuscì infatti a uscire dall’auto e a gettarsi in una pozzanghera che si trovava poco distante.

Da allora Antonietta ha subito svariati interventi chirurgici a causa delle ustioni riportate su tutto il corpo. È uscita dall’ospedale dopo 20 mesi.

Maria Antonietta Rositani
Maria Antonietta Rositani all’uscita dall’ospedale – LettoQuotidiano.it

Dopo aver abbandonata in strada la sua ex moglie, mentre le gridava “devi morire”, Ciro Russo fuggì in auto. Il giorno dopo venne rintracciato e arrestato mentre si trovava in una pizzeria, nei pressi dell’ospedale di Reggio Calabria.

La richiesta di condanna

Nel luglio del 2020 il procuratore Giovanni Bombardieri, l’aggiunto Gerardo Dominijanni e il pubblico ministero Paola D’Ambrosio avevano chiesto 20 anni per l’imputato.

Questa mattina la Procura generale di Reggio Calabria ha chiesto la conferma della condanna inflitta in primo grado a Ciro Russo.

“HA ROVINATO LA MIA FAMIGLIA. È STATO COME AL SOLITO, TRANQUILLO E SPAVALDO”

aveva detto la figlia, Annie Russo, alla lettura della sentenza di primo Grado.

Secondo l’accusa, l’azione di Ciro Russo fu premeditata e non il frutto di un momento di istantanea follia.

“Sono sicura che lui era capace di intendere e di volere perché era lucidissimo, ha premeditato il tutto nelle piu piccole minuzie, quindi sono sicura di come andrà il processo”

le parole di Maria Antonietta Rositani quando la Corte d’appello aveva deciso di disporre la perizia psichiatrica per Ciro Russo, accogliendo la richiesta del suo legale.

Nel primo processo infatti, l’avvocato di Russo aveva sostenuto che il suo assistito fosse “affetto da disturbo paranoide della personalità, con spiccati tratti narcisistici, con stato di mente tale da compromettere la sua imputabilità al momento dei fatti“.