Pensione, c’è la svolta: a 62 anni e con più soldi di prima

La svolta per il cambiamento del discorso Pensione è ormai alle porte, solo 80 giorni ci separano dalla fine di “Quota 100”.

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In molti si stanno domandando in questi giorni se ci sarà ancora la pensione a 62 anni, anche senza la Quota 100 nel 2022.

Si teme fortemente il ritorno prepotente della legge Fornero che porterebbe delle pesanti ripercussioni per le tasche degli italiani, che invece hanno bisogno di una seria, strutturale e duratura nuova legge previdenziale.

Tuttavia la stessa potrebbe essere abrogata il 31 dicembre, quindi non può dirsi concluso il dibattito sulla riforma previdenziale che resta aperto tra le parti al governo.

Pensione: Quota 100 o Quota 98?

L’ex Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo aveva dato inizio alla riforma delle pensioni, gettando le prime basi. Purtroppo caduto il Governo è subentrato l’Esecutivo Draghi, il quale ha congelato il tutto fino ad ora.

In un Paese non alle prese con continue emergenze, un Paese moderno vedrebbe affrontare la nuova Legge previdenziale con un suo iter autonomo.

Un iter in cui stabilire i tempi necessari per fornire le spiegazioni, dare i necessari chiarimenti, e fugare i dubbi dei lavoratori. Oltre ovviamente fornire il tempo di decidere e anche di rispettare i tempi previsti dai vari contratti per dare le dimissioni.

Renata Polverini di Forza Italia alla Camera, ha presentato una proposta relativa alla riforma delle pensioni che potrebbe risultare alquanto vantaggiosa. Portando quota 100 a quota 98.

In arrivo la svolta?

L’intento è di andare in pensione ancora a 62 anni e con 35 anni di contributi. Ovviamente sono da prevedere delle penalizzazioni, in sostanza l’idea è che l’anticipo pensionistico vada a gravare sul lavoratore.
Si parla di una cifra del meno 2% sull’assegno per ogni anno di anticipo. Questo taglio arriverebbe ad un massimo del 10%, per chi decide di andare in pensione a 62 anni, dell’8% per coloro che escono a 63 anni, del 6% a 64 anni, del 4% per chi esce dal lavoro a 65 anni e del 2% per chi decide di anticipare l’uscita a 66 anni.
Riguardo i sindacati questi chiedono al Governo di garantire anche per il prossimo anno la flessibilità in uscita. In genere chiedono che si possa partire proprio dai 62 anni di età, e di favorire chi ha iniziato a lavorare molto presto.
Si spera che si attui una programmazione che sia in grado di affrontare la problematica sulle pensioni, magari attuando una proroga di sei mesi di “quota 100”.
Questo fornirebbe il tempo necessario all’Esecutivo di preparare una legge che abbia una durata quanto meno decennale. Anche tenendo conto dell’aumento del costo della vita a partire dalla recente impennata delle tariffe di luce e gas.

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