Omicidio Rosina Carsetti, il marito torna libero dopo 2 mesi ai domiciliari: “Chissà se rivedrò mio nipote”

La 78enne è stata uccisa la sera del 24 dicembre scorso nella sua villetta, in provincia di Macerata.

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I familiari della vittima avevano riferito agli inquirenti di un tentativo di rapina, ma dal loro racconto erano emerse lacune e contraddizioni.

Omicidio di Rosina Carsetti: le tappe della vicenda

Era il 24 dicembre scorso, quando Rosina Carsetti, 78enne di Montecassiano, venne trovata senza vita nella sua abitazione.

Quella sera la figlia della vittima, Arianna Orazi, allertò i soccorsi, raccontando di un ladro che era entrato nella villetta ed aveva ucciso sua madre.

Quando i militari dell’Arma giunsero nella villetta di Montecassiano, per Rosina Carsetti non c’era ormai più nulla da fare. La donna è morta per soffocamento.

Gli inquirenti hanno quindi avviato un’indagine sulla sua morte.

Immediatamente i sospetti sono ricaduti sulla famiglia e nel registro degli indagati sono stati iscritti la figlia di Rosina, il marito della vittima e suo nipote, Enea Simonetti, figlio di Arianna.

I risultati dell’autopsia

Lo scorso 28 gennaio sono emersi i primi risultati dell’esame autoptico.

L’autopsia effettuata sul corpo di Rosina ha accertato come sulla 78enne di Montecassiano sia stato messo in atto un vero e proprio massacro.

La donna aveva ben 14 costole rotte. L’esame autoptico avrebbe riscontrato fratture sulle costole e a una clavicola. Secondo il medico legale, l’anziana è stata schiacciata da qualcuno che le è salito addosso ed è morta per asfissia.

Marito, figlia e nipote sono stati convocati in ospedale qualche giorno fa in ospedale per la misurazione del loro peso corporeo. L’intento è quello di cercare di capire se le lesioni riscontrate sul corpo della vittima siano compatibili con i pesi degli indagati.

Gli inquirenti hanno sempre pensato ad un omicidio in ambito familiare.

Esclusa sin da subito l’ipotesi della rapina finita male. Sul corpo di Arianna Orazi, che ha raccontato di essere stata bloccata dal ladro con un cavo dell’aspirapolvere presente in casa, i medici hanno riscontrato un solo livido.

Una ferita troppo lieve rispetto alla violenza raccontata dalla figlia della vittima.

Troppi indizi a carico dei familiari della vittima hanno portato gli inquirenti ad escludere, sin da subito, la pista della rapina finita male.

Le paure di Rosina

Ad avvalorare la tesi dell’omicidio consumato in ambito familiare anche le paure che la 78enne aveva confidato ad alcune persone a lei vicine.

Alcuni giorni prima della sua morte, Rosina aveva raccontato ad alcune amiche che le erano stati tolti i soldi e le chiavi della macchina.

“LE AVEVANO TOLTO TUTTO”

aveva raccontato una vicina di casa.

Rosina era costretta a dormire sul divano ed era stata relegata in cucina.

Potrebbe esserci proprio questo dietro l’omicidio della 78enne.

La svolta nel caso: arrestata la figlia ed il nipote di Rosina

Il 12 febbraio scorso è arrivata la svolta nell’omicidio di Rosina Carsetti.

La figlia Arianna ed il nipote Enea Simonetti sono stati arrestati.

Madre e figlio sono accusati di concorso in omicidio volontario pluriaggravato dalla minorata difesa della vittima. Ai due viene contestata anche la premeditazione del delitto.

Il marito di Rosina, Enea Orazi, è indagato per favoreggiamento e simulazione di reato. L’uomo si trova al momento ai domiciliari.

Secondo gli inquirenti sarebbe Arianna la mente e l’organizzatrice di tutto.

La donna ed il figlio sono stati quindi condotti in carcere.

Arianna è anche considerata l’artefice dei maltrattamenti inflitti a Rosina e di cui la donna si era più volte lamentata con alcuni conoscenti.

Enea sarebbe l’esecutore materiale del delitto, mentre la madre avrebbe organizzato tutto.

Non un delitto d’impeto, ma un omicidio premeditato intorno alla metà di dicembre. La vigilia di Natale era la serata “perfetta” per organizzare tutto, in modo da sfruttare il lockdown e giustificare la presenza di tutti i familiari in casa.

Nei giorni seguenti Rosina avrebbe dovuto incontrare un avvocato per chiedere la separazione dal marito e denunciare i maltrattamenti subiti in famiglia.

Le ammissioni del nipote

La sera dell’omicidio di Rosina Carsetti il nipote Enea Simonetti avrebbe ammesso con gli inquirenti– come riferisce anche l’Ansa – che non vi era stata alcuna rapina.

Il ragazzo aveva infatti riferito di:

“Un incidente mortale provocato dalla madre”.

Enea aveva detto agli inquirenti di aver seguito la loro messinscena per non tradire le uniche due persone cui voleva bene, ma si è sempre detto estraneo ai fatti.

Secondo gli inquirenti, invece, avrebbe strozzato lui Rosina, col benestare di mamma e nonno.

Durante un’intercettazione, Arianna lo avrebbe redarguito e lo avrebbe invitato a tacere:

“Un caso di strozzamento non può essere valutato come un incidente. L’omicidio non potrà mai essere attribuito a una persona del peso di 70 kg”.

La madre gli ha quindi consigliato di non dire mai a nessuno quello che aveva fatto, continuando a sostenere la versione del ladro che si era introdotto in casa.

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Arianna Orazi è accusata anche di furto aggravato. Una sera, mentre attendeva di essere interrogata dai carabinieri della compagnia di Macerata, aprì un armadietto e portò via un paio di guanti in pelle del figlio Enea.
Il ragazzo li aveva dimenticati in caserma la sera del delitto di Rosina, quando lui e la madre erano stati interrogati dagli inquirenti.
Arianna era molto nervosa – stando al resoconto degli inquirenti – e poi spostò alcuni oggetti dalla scrivania.

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La villetta sotto sequestro: Enrico Orazi sconterà i domiciliari nella villetta

Dopo il sequestro preventivo della villetta di Montecassiano, necessario per condurre le indagini, la Procura ha chiesto ed ottenuto dal gip una prosecuzione del sequestro.

La villetta risulta di proprietà del nipote di Rosina Carsetti, Enea Simonetti.

L’intento della Procura è di evitare che il bene immobile possa venire disperso con una vendita.

Intanto, Enrico Orazi, marito di Rosina, ha fatto rientro nella villetta di Montecassiano, dove ha prima scontato due mesi di arresti domiciliari e ora vive in stato di libertà.

“Chissà se rivedrò mai mio nipote”

ha detto Enrico Orazi, una volta tornato a casa.