Siria, 60 mila sfollati che scappano dal raid turco. Erdogan: “Vi mandiamo milioni di rifiugiati”

In Siria è panico, tanto che sono 60 mila gli sfollati che stanno scappando. Tra minacce e raid, cosa sta succedendo?

Siria
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Continua l’offensiva turca contro le forze curdo-siriane al confine settentrionale della Siria. Oltre la frontiera, è in corso un’altra offensiva, potenzialmente più pericolosa, messa in atto dai miliziani dell’Isis contro i curdi. Un’operazione che il ritiro delle truppe americane annunciato dal presidente Trump aveva reso più che mai prevedibile.

I morti durante il raid in Siria

Il presidente Trump, dal canto suo, fa palesare l’ipotesi di una mediazione Usa, per arrivare ad un’intesa tra turchi e curdi.

“Si sono scontrati per 200 anni – scrive il tycoon – ora dobbiamo fare una scelta: inviare migliaia di soldati e vincere con i nostri militari, sanzionare duramente la Turchia oppure mediare un accordo tra Turchia e curdi!”

Inoltre, il presidente americano ha ribadito che le autorità turche

“hanno la responsabilità di proteggere i curdi, le minoranze religiose, compresi i cristiani, e garantire che non si verifichino crisi umanitarie”

Intanto i morti sono saliti ad almeno 46. Due civili, tra cui un bimbo rifugiato siriano di appena nove mesi, sono rimasti uccisi a colpi di mortaio a Sanliurfa, provincia al confine.

La minaccia di Erdogan

Dalla Turchia arriva un avvertimento ai vertici dell’Unione Europea.

“Se l’Ue ci accuserà di occupazione della Siria e ci ostacolerà – avverte il leader turco-, apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati e li manderemo da voi”

Fonti vicine ai curdi hanno rivelato che, la scorsa notte, le forze turche avrebbero bombardato una prigione in cui sono detenuti miliziani dell’Isis provenienti da oltre 60 Paesi. Similmente al presidente Trump, arriva decisa la condanna dell’Ue. Il presidente uscente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha lanciato un

“appello alla Turchia affinché si fermi l’operazione militare”, bocciando, senza mezzi termini, la possibilità che l’Unione Europea finanzi una “cosiddetta zona di sicurezza”