Roberta Ragusa, l’urlo di Antonio Logli dal carcere: “La difenderei a costo della vita”

Il caso di Roberta Ragusa è chiuso nonostante il corpo non sia ancora stato trovato. Ma Antonio Logli urla dal carcere e sfoga la sua rabbia a Quarto Grado

Roberta Ragusa
Roberta Ragusa

Dove si trova Roberta Ragusa? Nessuno lo sa ma quello che è certo è l’urlo di Antonio Logli dal carcere con le sue parole inviate direttamente a Nuzzi di Quarto Grado.

La lettera di Antonio Logli a Quarto Grado

Momenti intensi durante l’ultima puntata di Quarto Grado dove Logli ha messo le sue parole in una lettera, per poi farle recapitare direttamente al conduttore Gianluigi Nuzzi.

Il caso della donna scomparsa è ancora aperto, nonostante la pena dell’uomo oramai sia definitiva – manca un pezzo del puzzle ovvero il corpo e come sia stata uccisa.

Ma Logli non ci sta e decide di urlare dal carcere la sua innocenza, facendo in modo che tutti gli italiani sentano le sue parole:

“vi ringrazio di dare voce alle mie parole. questa condanna fortemente ingiusta ha scatenato in me una rabbia profonda”

Evidenziando che la condanna è soprattutto per i figli che ora dovranno vivere anche senza loro padre. Continua dicendo di essere stato condannato per le sue espressioni facciali, per quanto non è stato detto e per quello che ha detto:

“ero stato condannato già prima dei processi anche grazie alle false notizie dei giornali e della tv”

Sottolineando che nessuno lo abbia valutato per il padre, anche se innamorato da tempo di un’altra donna:

“vuole bene alla madre dei suoi figli e la difenderebbe a costo della vita”

Le mancate testimonianze e il testimone chiave

La sua lettera si concentra anche sul fatto che siano stati due testimoni mai ascoltati, ovvero Filippo Campisi e Cinzia Palagi. Il primo dice di aver visto Roberta andare via quella sera e salire su un suv scuro guidato da un uomo dirigendosi verso Pisa.

La seconda invece dice di averla vista il giorno dopo in un supermercato:

“vivo questa terribile esperienza a testa alta e lotterò per dimostrare la mia innocenza”